Convegno annuale

COSA FACCIAMO | CONVEGNO ANNUALE

Convegno annuale

La famiglia: un sistema che cambia in una società che cambia

31/05/2025

Educatorio della Provvidenza, corso Trento 13, Torino
Orario 9.30-16.30

Abbiamo scelto per il convegno annuale il tema della famiglia che cambia perché questi cambiamenti sono presenti nella vita di tutti.

I contenuti in sintesi –  Rielaborazione di Silvana Quadrino

Le famiglie sono diverse; Le famiglie fanno cose diverse. E’ una sfida che non possiamo che accettare. Questo, in sintesi, il messaggio di Francesca Romana Marta, che ha aperto il convegno. E la sua conclusione: “il compito di chi lavora in modo vario a fianco delle famiglie è quello di danzare in questa pluralità, creando fiducia, assicurando gli standard di benessere e salute delle piccole persone, e contribuendo al benessere e alla serenità delle persone adulte che si prendono cura di loro” sintetizza alla perfezione lo spirito della giornata e dell’impegno di Change e di chi lavora insieme a noi

–       Anche il denaro cambia forma nei diversi sistemi familiari: può essere fonte di conflitto o coesione, come può sostenere o minare i legami: questa la riflessione di Patricia Pulido, già nota ai corsisti di Change dopo il pre-convegno di novembre. Un professionista capace di cogliere questi cambiamenti e di “comprendere il denaro come un flusso in movimento, che cambia forma nelle relazioni “può superare il timore/pudore, segnalato da molti nella discussione, che porta ad evitare di affrontare il tema denaro nei colloqui, e creare con le persone e le famiglie che incontra  “ un dialogo aperto e rispettoso delle differenze

–       Ancora di pluralità e differenze ha parlato Ana Cristina Vargas, psicoterapeuta e antropologa: quelle legate alla interculturalità che rappresenta “una straordinaria risorsa,  ma può anche essere una sfida per i professionisti, chiamati a misurarsi con un alto grado di complessità”. Una sfida che richiede strumenti conoscitivi e relazionali adeguati, per “creare ponti fra orizzonti di senso che possono apparire anche molto distanti” 

–       I cambiamenti della legislazione in tema di famiglia, quelli avvenuti, quelli avvenuti ma non pienamente realizzati, quelli da venire sono stati il tema dell’intervento di Roberta Montaldo: una cornice, quella del quadro legale che dovrebbe adeguare la legislazione familiare ai paradigmi costituzionali e al rinnovamento dei costumi. L’interrogativo che l’avvocata Montaldo ha condiviso con i/le partecipanti è: l’ultima riforma, datata 1975 è ancora attuale? I bisogni concreti delle famiglie sono veramente intercettati dalla legge? Una domanda su cui riflettere ogni volta che parliamo di famiglia, di diritti e di doveri.

–       Massimo Giuliani, da oltre 35 anni psicoterapeuta della famiglia, ha affiancato alla storia dei cambiamenti delle famiglie quella dei cambiamenti del terapeuta: che più chi meno fra noi ha attraversato, esattamente come le famiglie che in varia veste professionale incontriamo, “anni di crisi economiche, pandemie, terremoti”. Massimo ha raccontato anche i cambiamenti della sua vita, trasferimenti e cambiamenti di contesti, che forse gli hanno permesso di aggiungere al suo sguardo di terapeuta “uno sguardo sulle differenze fra provincia e metropoli, fra pubblico e privato, fra nord e sud, e di vedere le differenze al di là delle somiglianze, e le analogie al di là di quello che i nostri pregiudizi vorrebbero differente.”

Dice il presidente…

Mauro Doglio raccoglie gli stimoli dati dagli interventi

Per concentrare in due parole le tante cose dette durante il convegno Change sulla famiglia ho scelto queste:  Forme mutevoli.

Mi hanno colpito perché esemplificano la fluidità dei concetti che abbiamo trattato oggi e la variabilità dei loro confini. Per esempio, come delimitiamo lo spazio della famiglia? Quali sono i suoi confini? E poi, quante forme può prendere il denaro? Come si può trasformare a seconda dei diversi tipi di famiglia?

Questa riflessione sui confini si collega ad un altro dei punti che ci premeva porre in evidenza: l’importanza di mettere in questione i concetti dati per scontati, non prendere le cose così come sono ma farci delle domande su ciò che appare ovvio.

Puoi leggere tutta la riflessione qui.

Considerazioni finali …

La riflessione di Milena Sorrenti e Silvana Quadrino

Famiglia o   famiglie?
E’ una domanda che ci siamo fatti spesso, anche nella scelta del titolo del convegno di quest’anno, e non per una banale questione di “correttezza politica”: le parole significano cose, lo ripetiamo sempre.

Puoi leggere tutta la riflessione qui.

Abstract

L’idea di famiglia che rintracciamo nel discorso pubblico italiano è cambiata pochissimo negli ultimi 60 anni, mentre le famiglie concrete sono cambiate moltissimo. E i cambiamenti, si sa, sono spesso contagiosi, anche se, a volte, sembra che manchino le parole per dirli.

Le famiglie sono diverse: sono più avanti negli anni, con uno o una sola figlia, sono più strutturate professionalmente, oppure, al contrario, sono destrutturate, ricomposte, multiple, separate consensualmente, o separate dalla necessità di farsi spezzare in due da un oceano per poter vivere meglio.

Le famiglie fanno cose diverse: cullano le proprie creature in maniera diversa, le proteggono diversamente, le considerano grandi a età diverse, e, soprattutto, rispondono ai bisogni e ai sogni delle loro creature in modo diverso.

La sfida che ci piace accettare è quella di mettere al centro del nostro lavoro il diritto delle bambine e dei bambini a ricevere le migliori cure possibili, ma non necessariamente le medesime cure. Perché i diritti sono gli stessi, ma il modo di esercitare la tutela di quei diritti è plurale, come sono plurali le persone.

Il compito di chi lavora in modo vario a fianco delle famiglie è proprio quello di danzare in questa pluralità, creando fiducia, assicurando gli standard di benessere e salute delle piccole persone, e contribuendo al benessere e alla serenità delle persone adulte che si prendono cura di loro. Soprattutto, il compito di è a fianco delle famiglie è quello di “scaricare continuamente aggiornamenti” su chi sono davvero le famiglie con cui si interagisce, senza pretendere di chiuderle dentro la vecchia scatola dove da decenni custodiamo questa idea di famiglia, che, se indossata, sta bene a pochi e, che, forse, anche lei avrebbe diritto a riposare in pace.

Il denaro è un linguaggio complesso, un flusso di energia e di significati che intreccia storia personale, cultura, emozioni e relazioni. Non esiste un unico modo di pensarlo, viverlo o narrarlo: ogni famiglia ha la propria economia affettiva, i propri codici simbolici, le proprie strategie di gestione, resistenza o adattamento alle sfide economiche.

In un contesto di cambiamento continuo, il dialogo diventa lo spazio in cui il professionista e la famiglia si incontrano. Se il professionista porta con sé il proprio vissuto economico, le proprie credenze e modelli di riferimento, la famiglia porta la propria storia, i propri bisogni, i propri valori e la propria visione del mondo.

L’intervento esplorerà come il denaro cambia forma nei diversi sistemi familiari, come può essere fonte di conflitto o coesione, come può sostenere o minare i legami. Rifletteremo su come il professionista possa facilitare la conversazione economica creando uno spazio relazionale e di cura, in cui la diversità di visioni e vissuti economici diventi occasione di esplorazione e crescita reciproca, piuttosto che terreno di imposizione o correzione.

Ragioneremo sulle forze evolutive che spingono le famiglie a modificare i propri equilibri economici, analizzando come crisi, opportunità, cambiamenti familiari o personali ridefiniscano ruoli, responsabilità e dinamiche finanziarie all’interno del sistema familiare. L’obiettivo è comprendere il denaro come un flusso in movimento, che cambia forma nelle relazioni e che può diventare strumento evolutivo quando sostenuto da un dialogo aperto e rispettoso delle differenze.

La migrazione in Italia, oggi, non può più essere considerata un fenomeno emergenziale, ma è una caratteristica strutturale della società contemporanea. Secondo l’ISTAT, più di una famiglia su 10 ha origini straniere. Queste famiglie sono molto eterogenee fra loro, ma hanno come comune denominatore la loro storia migratoria e un diverso bagaglio linguistico, sociale, culturale o religioso.

Questa pluralità rappresenta una straordinaria risorsa, nella misura in cui ci consente di allargare le nostre prospettive e i nostri orizzonti;  ma può anche essere una sfida per i professionisti in ambito socio-sanitario ed educativo, chiamati a misurarsi con un alto grado di complessità.

Nella mia relazione mi soffermerò sugli strumenti per approcciare al meglio la comunicazione interculturale e per creare ponti fra orizzonti di senso che possono apparire anche molto distanti fra loro, valorizzando, nel contempo, l’unicità di ciascuno.

La legge 151 del 1975 con cui il Parlamento approvò il nuovo diritto di famiglia introdusse una serie di novità importanti nella ridefinizione e nella regolazione dei rapporti familiari segnando alcuni punti fermi nell’adeguamento della legislazione familiare ai paradigmi costituzionali e al rinnovamento dei costumi tra cui la parità tra i coniugi, il patrimonio di famiglia condiviso secondo la comunione dei beni, la scomparsa della dote, la filiazione paritaria.

Questa svolta epocale lunga mezzo secolo, si è oggi veramente conclusa? Quali correttivi sono stati necessari per assicurare effettività alla riforma del 1975? È ancora una riforma attuale? I bisogni concreti delle famiglie sono veramente intercettati dalla legge?

Allo scadere di un anniversario così importante, gli interrogativi su cui confrontarci sono tanti anche alla luce della continua evoluzione della società e della nascita di nuovi modelli familiari che ci impongono nuove riflessioni.

Praticare la terapia della famiglia in un arco di tempo di trentacinque anni permette di avere una prospettiva quasi sociologica sulla realtà.

È un tempo sufficiente per veder modificarsi modelli di famiglia, condizioni sociali, pregiudizi culturali, persino strumenti clinici, di pari passo con le tecnologie della comunicazione.

È un tempo che permette di assistere a crisi economiche, pandemie, terremoti: si esce da una crisi grave per ritrovarsi poco dopo in una più grave ancora, e ciascuna di esse diventa il nuovo dispositivo narrativo a partire dal quale le famiglie si raccontano.

Praticare la terapia della famiglia in un arco d tempo di trentacinque anni, in luoghi diversi e in diversi contesti, permette di aggiungere uno sguardo sulle differenze fra provincia e metropoli, fra pubblico e privato, fra nord e sud. Permette di vedere le differenze al di là delle somiglianze, e le analogie al di là di quello che i nostri pregiudizi vorrebbero differente.

Proverò nel mio intervento a raccontare quello che ho capito in trentacinque anni, anche se il compito è complicato dal fatto che se la realtà è in movimento, anche il terapeuta che la osserva non resta lo stesso in trentacinque anni.

A chi si rivolge il convegno annuale

Il convegno si rivolge a tutti coloro che nella propria attività di lavoro incontrano la realtà della famiglia di oggi: professionisti sanitari e sociali, insegnanti ed educatori, avvocati, allenatori sportivi ecc.

Si rivolge, anche, a tutti coloro che si interrogano, all’interno della propria famiglia, sui cambiamenti in atto, sul loro significato e sul modo migliore per essere genitori, nonni, coppia separata, figli di genitori anziani e così via.

L’iscrizione al convegno è necessaria e gratuita tramite il form che trovi sotto.

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