Transizione digitale a scuola

Storie

Transizione digitale a scuola

Mauro Doglio

Nell’ultimo periodo la transizione digitale a scuola è diventata un tema molto presente nelle formazioni rivolte agli insegnanti. Anche Change ha partecipato a diverse formazioni su questo argomento e ci sembra utile condividere alcune delle riflessioni che ne sono scaturite.

Per molti anni la scuola si è comportata come se essere una parte del sistema dei media non comportasse conseguenze…

Un primo punto è che quando parliamo di tecnologie parliamo di possibilità e rischi: ogni tecnologia infatti, dalla lavorazione dei metalli ad internet, ha portato avanzamenti e progressi, ma anche problemi e difficoltà. Questo è importante da tenere presente perché evita di polarizzare la nostra visione in senso troppo trionfalistico o, al contrario, risolutamente critico.

Abbiamo poi messo in luce che le tecnologie non vivono separate le une dalle altre, ma formano un sistema che, per definizione, si modifica quando cambia una delle sue parti. Un esempio classico di questo fatto è stato che, alla comparsa della televisione, la radio non è sparita, ma si è rimodellata in funzione di nuove esigenze degli ascoltatori e di diverse  fasce di pubblico.

Riflettendo sul sistema dei media è apparso chiaro, e questo può apparire sorprendente,  che anche la scuola è una componente di esso. In effetti la scuola può senz’altro essere definita un mezzo di comunicazione di massa perché coinvolge centinaia di migliaia di operatori e arriva a milioni di giovani. Questa comprensione porta però con sé una domanda: come si colloca la scuola in questo sistema?

Per molti anni la scuola si è comportata come se essere una parte del sistema dei media non comportasse conseguenze, come se il fatto che alunni e alunne fossero esposti ad una enorme quantità di ore di esposizione alla televisione (prima) e agli schermi dei diversi apparecchi ed ad un’informazione frammentata e pesantemente manipolata (oggi) non influisse sull’apprendimento e sulla loro visione del mondo. Oggi fortunatamente sembra che quel tempo sia passato e che si possa finalmente riflettere sulla complessità comunicativa del nostro tempo in un modo più ampio.

Per rispondere alla domanda sulla collocazione della scuola nel sistema dei media ci siamo posti la questione di cosa possa essere utile apprendere per un  alunno o un’ alunna che vivono nel nostro tempo. La risposta è stata sorprendente e allo stesso tempo ovvia: la comunicazione. Alunni e alunne hanno urgente necessità di uno spazio dove riflettere sul loro uso della comunicazione, a tutti i livelli; da quello interpersonale, legato peraltro direttamente alle relazioni che vivono in classe con i compagni e i docenti, a quello più genericamente mediatico, che coinvolge il loro uso dei diversi mezzi che la società mette largamente a loro disposizione.

Questo apprendimento però non dovrebbe somigliare a quello che abbiamo in mente quando immaginiamo una classica lezione, dove un insegnante che ne sa di più, spiega agli alunni, che ne sanno di meno, nozioni di storia o di matematica. Dovrebbe invece attivare un dispositivo che può essere chiarito definendo la classe come una  “comunità ermeneutica”: in altre parole, la classe dovrebbe trasformarsi in uno spazio di apprendimento basato principalmente sulle conoscenze e sulle esperienze di alunni e alunne. Sull’utilizzazione dei social o di molte app che utilizziamo quotidianamente infatti le persone giovani sono di solito molto più competenti ed esperte degli adulti che hanno attorno. Si tratta di valorizzare e dare spazio a queste conoscenze aiutandoli a scambiarle e a metterle in comune in modo rispettoso e utile. L’insegnante diventa così un facilitatore, una presenza che permette di ordinare e trarre insegnamento dalle diverse esperienze e che, poi, in base alle proprie competenze e ai propri obiettivi, può utilizzarle anche per la didattica tradizionale.

Non si tratta, ed è importante sottolinearlo, di azioni che possono essere realizzate solo rivoluzionando completamente la didattica; la classe come comunità ermeneutica inizialmente può anche essere attivata una volta ogni tanto, magari partendo da una domanda molto generica del tipo: “Oggi vorrei parlare con voi dei social e vorrei che ognuno condividesse cosa gli piace o cosa invece non ama nei social che utilizza”. Tenendo conto delle risposte, l’insegnante può aiutare alunni e alunne a creare una mappa dell’uso dei social in classe. Molte esperienze hanno confermato che, soltanto ascoltando gli studenti e mettendo in ordine i loro contributi, sarà possibile ricavare quasi tutto quello che c’è da sapere su come usare bene e come usare male quegli strumenti, evitando magari molti discorsi assennati ma spesso improduttivi.

L’ISTITUTO CHANGE mette gratuitamente a disposizione degli insegnanti interessati al tema un testo ancora attuale di Mauro Doglio intitolato: Media e scuola. Insegnare nell’epoca della comunicazione. Chi fosse interessato a ricevere il PDF può richiederlo scrivendo a segreteria@istitutochange.it.