Storie
Famiglia o famiglie?
Considerazioni a fine convegno
Parliamo di “famiglia” o di “famiglie”?
La riflessione di Milena Sorrenti e Silvana Quadrino
E’ una domanda che ci siamo fatti spesso, anche nella scelta del titolo del convegno di quest’anno, e non per una banale questione di “correttezza politica”: le parole significano cose, lo ripetiamo sempre. Parlare di famiglia al singolare evoca ancora l’immagine della famiglia tradizionale, quella composta da un padre, una madre e dai loro figli; un’immagine che oggi viene esaltata da una certa politica come valore assoluto e indiscutibile (naturale, viene anche detto…), contrapposta a tutto ciò che non è tale.
Vogliamo parlare di famiglie, al plurale, proprio per sottolineare il valore e il diritto al riconoscimento di tutte le famiglie: di quelle monogenitoriali, di quelle ricostruite, di quelle omogenitoriali, di quelle composte da coppie senza figli… e di tutte le altre composizioni famigliari possibili.
Non è forzatura linguistica: è un segnale necessario. Forse, in un futuro che ci auguriamo, non sarà più necessaria questa distinzione: potremo parlare di famiglia ogni volta che è presente un legame d’amore e di condivisione fra due adulti, un impegno di genitorialità fra adulti e bambini, qualunque sia il legame biologico fra loro. Ovunque ci siano persone che esercitano il diritto di vivere le proprie relazioni senza distinzione di genere o di altro tipo.